Molestie e condotte improprie, il giudice valuta anche le dichiarazioni penali

Quando un licenziamento disciplinare si fonda su accuse di molestie sul luogo di lavoro, l’accertamento dei fatti richiede un’attenta valutazione delle prove e della credibilità delle dichiarazioni rese dalle persone coinvolte.

La sentenza n. 450 del 26 giugno 2026 della Corte d’Appello di Bologna affronta proprio questo tema, chiarendo che la gravità di comportamenti potenzialmente discriminatori o vessatori non può essere presunta, ma deve essere dimostrata attraverso elementi concreti e coerenti. Nel caso esaminato, le accuse di molestie a sfondo omofobo e sessuale non hanno trovato conferma nelle testimonianze raccolte né nelle risultanze del procedimento penale, che hanno invece ricondotto gli episodi a un contesto di goliardia tra colleghi.

La decisione ribadisce che il giudice del lavoro può utilizzare anche gli atti delle indagini penali per ricostruire i fatti, fermo restando il principio del libero apprezzamento delle prove e della necessità di verificare l’effettiva sussistenza delle condotte contestate.


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Valentina Ruzzenenti

Valentina Ruzzenenti assiste imprese italiane e internazionali nella gestione delle principali problematiche giuslavoristiche, fornendo consulenza continuativa nelle attività ordinarie e nelle operazioni straordinarie. Ha maturato la propria esperienza nei settori assicurativo, industriale, terziario ed editoriale, seguendo operazioni di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale, fusioni e trasferimenti d'azienda. Assiste le imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, anche dirigenziali, e nel contenzioso relativo a licenziamenti individuali e collettivi, procedimenti antisindacali e interpretazione della contrattazione collettiva. Valentina è autrice di articoli e pubblicazioni specialistiche, relatrice in seminari e webinar e collabora stabilmente alle pubblicazioni scientifiche di Trifirò & Partners. È socia AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani.
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