Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 4328 del 16 settembre 2026, ha riconosciuto il carattere ritorsivo del licenziamento di un dirigente, formalmente motivato dalla soppressione della posizione, ma collegato al rifiuto di accettare un ridimensionamento professionale. Ha inoltre chiarito che il ricorso al Collegio Arbitrale previsto dal CCNL Dirigenti Industria è facoltativo e non costituisce una condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria.
Il Tribunale di Verona, con la sentenza n. 650 del 29 settembre 2026, ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa fondato su tre contestazioni disciplinari successive, valutate unitariamente dal datore di lavoro. La retrodatazione degli effetti del recesso non impedisce di contestare ulteriori addebiti durante il procedimento, purché siano rispettate le garanzie difensive previste dall’art. 7 dello Statuto dei lavoratori.
La revoca di un incarico non comporta automaticamente demansionamento. L’avv. Orazio Marano di Trifirò & Partners analizza l’art. 2103 c.c. alla luce dell’ordinanza del Tribunale di Roma sul caso Ranucci–RAI, approfondendo i limiti del potere organizzativo dell’impresa, le tutele contrattuali e il divieto di discriminazione.
Il mese di ottobre offre nuovi spunti di interesse per l’evoluzione del diritto del lavoro, attraverso pronunce che affrontano temi di particolare attualità per imprese, lavoratori e professionisti. A cura di Antonio Cazzella.
Il Tribunale di Roma ha confermato il licenziamento di un lavoratore presentatosi al lavoro in stato di ubriachezza. Anche senza test o accertamenti medici, le testimonianze dei colleghi e la recidiva hanno consentito di ritenere provato l’addebito secondo il criterio del “più probabile che non”.
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Lo Studio ha recentemente ottenuto provvedimenti giudiziari in materia di: licenziamento per giusta causa, prescrizione del diritto al risarcimento del danno e risarcimento del danno parentale a seguito del decesso di un lavoratore, inadeguatezza del ricorso finalizzato ad ottenere un superiore inquadramento, demansionamento.
La Corte d’Appello di Bari ribadisce l’autonomia del giudizio lavoristico rispetto a quello penale: le risultanze delle indagini possono provare la giusta causa di licenziamento e la messa alla prova non equivale ad assoluzione né esclude la gravità della condotta.
Le dimissioni del ricercatore Jacob Coxon riaccendono il dibattito su chi controlli lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata. L’AI Act europeo introduce obblighi preventivi per i modelli a rischio sistemico, imponendo valutazione, testing, mitigazione e responsabilità. La riflessione si estende però alla concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi operatori privati. La sfida è garantire che innovazione, diritto e istituzioni democratiche possano procedere alla stessa velocità.
Dimissioni di fatto: la Corte d’Appello di Bologna conferma la soglia legale dei 15 giorni di assenza ingiustificata in assenza di una specifica previsione del CCNL.
Il Tribunale di Parma, con ordinanza del 25 agosto 2026, si discosta dal recente orientamento della Cassazione sulla validità del patto di non concorrenza ex art. 2125 c.c. Secondo il Collegio, il riferimento alla Regione dell’ultima sede di lavoro consente di determinare il limite territoriale del vincolo sin dalla stipula. La pronuncia valorizza un’interpretazione sostanziale, volta a bilanciare gli interessi di lavoratore e datore.