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Licenziamento ritorsivo del dirigente: la decisione del Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 4328 del 16 settembre 2026, ha riconosciuto il carattere ritorsivo del licenziamento di un dirigente, formalmente motivato dalla soppressione della posizione, ma collegato al rifiuto di accettare un ridimensionamento professionale. Ha inoltre chiarito che il ricorso al Collegio Arbitrale previsto dal CCNL Dirigenti Industria è facoltativo e non costituisce una condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria.
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Licenziamento per giusta causa: legittima la valutazione unitaria degli addebiti

Il Tribunale di Verona, con la sentenza n. 650 del 29 settembre 2026, ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa fondato su tre contestazioni disciplinari successive, valutate unitariamente dal datore di lavoro. La retrodatazione degli effetti del recesso non impedisce di contestare ulteriori addebiti durante il procedimento, purché siano rispettate le garanzie difensive previste dall’art. 7 dello Statuto dei lavoratori.
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La revoca di un incarico non comporta automaticamente demansionamento. L’avv. Orazio Marano di Trifirò & Partners analizza l’art. 2103 c.c. alla luce dell’ordinanza del Tribunale di Roma sul caso Ranucci–RAI, approfondendo i limiti del potere organizzativo dell’impresa, le tutele contrattuali e il divieto di discriminazione.
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Stato di ubriachezza e licenziamento: la prova secondo il criterio del “più probabile che non”

Il Tribunale di Roma ha confermato il licenziamento di un lavoratore presentatosi al lavoro in stato di ubriachezza. Anche senza test o accertamenti medici, le testimonianze dei colleghi e la recidiva hanno consentito di ritenere provato l’addebito secondo il criterio del “più probabile che non”. Metadescription
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Le dimissioni di Coxon e la domanda che l’AI non può più evitare

Le dimissioni del ricercatore Jacob Coxon riaccendono il dibattito su chi controlli lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata. L’AI Act europeo introduce obblighi preventivi per i modelli a rischio sistemico, imponendo valutazione, testing, mitigazione e responsabilità. La riflessione si estende però alla concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi operatori privati. La sfida è garantire che innovazione, diritto e istituzioni democratiche possano procedere alla stessa velocità.
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Patto di non concorrenza: il limite territoriale individuato solo con il rimando all’ultima sede di lavoro del dipendente.

Il Tribunale di Parma, con ordinanza del 25 agosto 2026, si discosta dal recente orientamento della Cassazione sulla validità del patto di non concorrenza ex art. 2125 c.c. Secondo il Collegio, il riferimento alla Regione dell’ultima sede di lavoro consente di determinare il limite territoriale del vincolo sin dalla stipula. La pronuncia valorizza un’interpretazione sostanziale, volta a bilanciare gli interessi di lavoratore e datore.
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