Le dimissioni di Coxon e la domanda che l’AI non può più evitare

Le dimissioni del ricercatore Jacob Coxon riaccendono il dibattito su chi controlli lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata. L’AI Act europeo introduce obblighi preventivi per i modelli a rischio sistemico, imponendo valutazione, testing, mitigazione e responsabilità. La riflessione si estende però alla concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi operatori privati. La sfida è garantire che innovazione, diritto e istituzioni democratiche possano procedere alla stessa velocità.

Condividiamo l’approfondimento dell’Avv. Stefano Trifirò.


Le recenti dimissioni di Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic ed ex OpenAI, hanno riportato al centro del dibattito una domanda che riguarda ormai non soltanto la tecnologia, ma anche il diritto e la democrazia: chi controlla coloro che stanno sviluppando i sistemi di intelligenza artificiale più potenti?

Coxon ha lasciato Anthropic l’8 settembre 2026 sostenendo che Anthropic e OpenAI stiano correndo verso una “self-improving superintelligence”, «gambling with our lives».

È un allarme, non una certezza scientifica. Non sappiamo se e quando potrà esistere una superintelligenza capace di sottrarsi al controllo umano. Ma il problema merita attenzione proprio perché viene dall’interno dell’industria dell’AI.

L’Europa ha già cominciato a dare una risposta giuridica.

L’AI Act – Regolamento (UE) 2024/1689 – disciplina i modelli di AI per finalità generali che possono presentare un rischio sistemico. L’art. 51 stabilisce i criteri per individuarli e l’art. 55 impone obblighi rafforzati di valutazione dei modelli, adversarial testing, mitigazione dei rischi, segnalazione degli incidenti gravi e cybersecurity.

Un aspetto è particolarmente importante: la tutela è preventiva. Il legislatore europeo non attende che il danno si verifichi, ma impone di valutare e mitigare i rischi che possono derivare anche dallo sviluppo dei modelli più avanzati.

Gli obblighi per i fornitori di ‘general-purpose AI’ sono applicabili dal 2 agosto 2025 e, dal 2 agosto 2026, la Commissione ne assicura pienamente l’enforcement. L’art. 93 consente, nei casi previsti, di richiedere misure di mitigazione e di arrivare alla limitazione della messa a disposizione sul mercato, al ritiro o al richiamo del modello.

Ma basta una regolamentazione?

È qui che il problema giuridico incontra la riflessione di Papa Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas del 15 maggio 2026.

Il Papa richiama l’attenzione sulla crescente concentrazione del potere tecnologico in grandi soggetti privati transnazionali. Quando piattaforme, infrastrutture, dati e capacità di calcolo si concentrano nelle mani di pochi operatori, questo potere rischia di diventare opaco e di sottrarsi al controllo pubblico.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la sicurezza dell’AI. Riguarda anche la distribuzione del potere nelle nostre democrazie.

Se pochi soggetti controllano i modelli più avanzati, i dati, la capacità di calcolo e strumenti attraverso i quali milioni di persone accedono all’informazione, occorre evitare che alla concentrazione tecnologica corrisponda una concentrazione incontrollata del potere economico, informativo e sociale.

Da prospettive naturalmente diverse, AI Act e Magnifica Humanitas pongono quindi una questione comune: l’innovazione non può essere governata soltanto da chi possiede la tecnologia.

L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità straordinaria e la risposta non può essere fermare il progresso per paura.

Ma una regola dello Stato di diritto rimane attualissima anche nell’era dell’AI: quanto maggiore diventa il potere, tanto più efficaci devono essere le regole, i controlli e le responsabilità. La vera sfida sarà capire se il diritto e le istituzioni democratiche riusciranno a evolvere alla stessa velocità della tecnologia.

Stefano Trifirò

Stefano Trifirò ha maturato la propria esperienza nell’ambito del Diritto del Lavoro e del Diritto Commerciale, prestando consulenza per primarie Aziende italiane ed estere del settore manifatturiero e della Fashion Industry in importanti operazioni di riorganizzazione aziendale, liquidazione sociale e conseguenti azioni di responsabilità. Stefano presta anche regolare assistenza legale a favore di primarie Società, Dirigenti apicali ed Amministratori presso tutte le magistrature, comprese quelle superiori, Corte costituzionale e Corte Europea per i Diritti dell'Uomo e Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nonché in procedimenti arbitrali in diversi campi tra cui impugnativa di licenziamenti individuali, azioni di responsabilità ex art. 2087 cod. civ., rapporto dirigenziale, azioni ex artt. 2393 e 2476 cod. civ., impugnazione di delibere assembleari. Alumnus dell’Università Statale di Milano, Stefano è Avvocato dal 1991 ed è autore di articoli e note per le principali riviste specializzate e quotidiani quali Forbes, Il Corriere della Sera e Italia Oggi. Partecipa regolarmente in qualità di Relatore e Docente a convegni, seminari, webinar sulle tematiche di Diritto del Lavoro e Diritto Commerciale. Collabora stabilmente alle pubblicazioni scientifiche di Trifirò & Partners, T&P news e Highlights annuali, dedicati a specifici argomenti del Diritto del Lavoro, Societario, Bancario e Assicurativo. Stefano è socio AGI - Avvocati Giuslavoristi Italiani - sin dalla sua fondazione.
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